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“Capirai 

serve sempre un po’ di tempo

ti darai l’appuntamento

e quel giorno riderai”.

 

Il Liga è tornato! Venerdì 28 aprile esce "Riderai" (Warner Music Italy), il nuovo singolo di Luciano Ligabue, scritto e prodotto dal rocker insieme a Fabrizio Barbacci. "Riderai" anticipa l’album di inediti in uscita in autunno.

In occasione dell’uscita, Ligabue ha annunciato due concerti a sorpresa nei club di Roma e Milano per presentare il brano live in anteprima: giovedì 27 aprile al Largo Venue di Roma e venerdì 28 aprile ai Magazzini Generali di Milano.

I biglietti per questi due appuntamenti sono disponibili in prevendita su Ticketone.

I due concerti nei club saranno anche l’occasione per “scaldare i motori” in vista dei due imperdibili eventi negli stadi che vedranno Luciano Ligabue protagonista nel mese di luglio: il 5 luglio allo Stadio G. Meazza di Milano e il 14 luglio allo Stadio Olimpico di Roma.

I biglietti per gli eventi negli stadi, prodotti e organizzati da Friends&Partners e Riservarossa, sono disponibili in prevendita su Ticketone, Ticketmaster e nelle prevendite abituali.

Marco Germani è tornato sulla scena musicale con la pubblicazione del brano "Time Collapse", realizzato in doppia versione (strumentale e con una parte recitata dal duo folk Stellerranti). L'opera trae ispirazione dalle colonne sonore dei grandi lungometraggi di fantascienza classici e contemporanei e si collega come mood alle atmosfere di "Limbo Neutrale Regressione", secondo romanzo fantastico/distopico scritto dal talentuoso artista. 

Marco, come è avvenuto il processo esecutivo di "Time Collapse"?

Volevo creare un brano utilizzando parecchie librerie sonore ed effetti orchestrali come per creare una soundtrack, poi ho deciso di aggiungere delle parti di chitarra ritmica molto prog-metal e alla fine ho creato varie strutture che sono elaborazioni l'una dell'altra un po' come per una suite.

Del brano “Time Collapse” è stata realizzata anche una versione con la partecipazione, recitata, dal duo folk Stellerranti. Cosa ti ha spinto ad effettuare questa scelta stilistica?

Temevo che il brano completamente strumentale fosse solo per intenditori. Confrontandomi con il duo Stellerranti abbiamo trovato una soluzione inserendo diversi recitati in modo da stimolare la curiosità e, poi, alla fine ho tenuto entrambe le versioni.

Quando e come è avvenuto il tuo incontro con la musica?

Ho iniziato a suonare all'età di nove anni perché un mio amico andava a lezione di chitarra classica. Il nostro maestro fu così intelligente da farci suonare insieme dei duetti e portarci dal vivo come opening a concertisti bravi e diplomati; per noi era un gioco ma lo prendemmo molto seriamente, questo mi fece capire l'importanza della musica come mezzo di socializzazione. Poi, con gli anni, sono passato al mondo delle band e della musica rock e ho ritrovato la stessa motivazione; la musica è diventata un lavoro quando, a vent'anni, ho iniziato a insegnare e ho capito quanto per le persone fosse uno svago e un elemento importate nella loro vita.

Hai una vasta conoscenza ed esperienza musicale, qual è il genere a te più affine?

Credo l'alternative rock, l'industrial e il prog rock, ma anche le soundtrack. Mi piace la musica ricercata anche se si tratta di canzoni e tutti quegli artisti e band che hanno un loro segno distintivo sia come sonorità che come composizione. In qualsiasi caso, tento sempre di approcciarmi a più generi in modo da scoprire altri linguaggi. Penso, comunque, che lo studio ti possa portare a suonare bene tutto una volta che hai le nozioni e la tecnica necessaria.

Dove trai ispirazione per le tue composizioni?

Spesso da artisti che mi piacciono, da un riff nato per caso, o mettendo le mani su uno strumento o un sintetizzatore, tutto può portare a un risultato. In genere sviluppo un'idea buona e la affianco a diverse altre, poi propongo il materiale a diversi collaboratori come cantanti o strumentisti.

Ripercorrendo gli anni dedicati alla musica, quali sono le mete raggiunte che ritieni fondamentali per l’evoluzione della tua carriera?

Il poter esercitare la professione di musicista, soprattutto insegnando. Avere delle situazioni e dei progetti stabili con i quali poter suonare dal vivo e confrontarmi con il pubblico e non ultima la capacità di poter creare qualcosa di interessante frutto del mio ingegno e della collaborazione con altri artisti.

Nel corso del tuo percorso artistico hai pubblicato due romanzi “Limbo Neutrale” e “Limbo Neutrale Regressione”. La scrittura, come la musica, ha delle proprietà terapeutiche?

Sicuramente hanno la capacità di farti immergere nel tuo mondo e di creare una realtà alternativa. Posso metterti in discussione come anche darti grandi soddisfazioni. Scrivere un romanzo è molto impegnativo perché ci vuole molto tempo per far funzionare la trama e i vari personaggi; lo trovo molto simile allo scrivere un album concettuale, mentre con la musica si possono scrivere anche canzoni singole e con una forma semplice. Le due cose possono comunque far parte di un unico progetto come per “Limbo neutrale”, in questo caso ci vogliono veramente molto tempo e dedizione.

Quali sono le sensazioni che avverti quando calchi un palcoscenico?

Dipende da cosa propongo e dove mi esibisco, nei locali c'è il contatto diretto con il pubblico quindi è divertente poter scherzare e chiacchierare liberamente; a teatro bisogna essere più concentrati perché bisogna mettere in piedi uno show e le persone sono sedute e si aspettano qualcosa di interessante; nelle piazze è più o meno come in teatro ma bisogna proporre qualcosa di ancora più dinamico ed esagerato, quindi ci vuole anche della fisicità. Anche la dimensione acustica è interessante perché più intima come sonorità, ma bisogna saperla rendere non noiosa, diciamo che si deve essere abili a capire il momento.

Quanto sei cambiato dagli esordi ad oggi, come uomo e come artista?

Questa è una domanda veramente interessante perché mi mette un po' in crisi. Ultimamente sono un po' deluso dal music business perché tutto ciò che da ragazzo mi sembrava fondamentale oggi mi pare svanito, come la capacità tecnica, l'autenticità di una band o di un artista, la ricerca sonora... ma forse sono semplicemente diventato più bravo a capire cosa c'è dietro. Non credo ad esempio di poter “sfondare” e sono più interessato e proporre qualcosa di particolare, mi piacerebbe però poter vedere grandi palchi e aprire ad artisti importanti, credo di poter essere in grado ancora per un po' di anni di cavarmela come performer, ma ho più esperienza e so relazionarmi meglio con lo staff tecnico per un risultato ottimale.

Cosa deve aspettarsi prossimamente il pubblico dal tuo estro creativo?

C'è molta confusione ultimamente e mi pare che si stia investendo solo sulla riedizione di cose già viste e sentite, ho notato che gli artisti che seguo hanno ridotto il proprio pubblico e lo stanno dirigendo verso club e teatri, molti fanno ancora gli stadi ma sono operazioni basate sulla nostalgia del passato e poco sulla novità. Nel mio piccolo mi piacerebbe avvicinare ai miei progetti persone di tutte le età con differenti media che variano dalla musica, al live, ai romanzi, ai fumetti, ai cosplayer, i video e i videogiochi. Il grande sogno è quello di poter produrre un film o una serie indipendente e ovviamente scrivere la musica, la sceneggiatura e il soggetto e poi anche interpretarlo. C'è ancora tempo per tutto questo e spero di poter realizzare almeno la metà di quello che ho in mente.

Buona fortuna!  

Grazie per lo spazio e l'attenzione.

 

 

 

Ella Armstrong torna sulla scena musicale con “Simply no age”, il nuovo e atteso EP, disponibile in formato fisico, in digital download e su tutte le piattaforme streaming, dal 14 aprile. 

Il disco arriva a 14 anni di distanza dall'ultima fatica discografica della cantante e mette in risalto le peculiarità di una grande personalità artistica.

“Simply no age” spazia tra sonorità africane, jazz e blues, accompagnando l’ascoltatore in un percorso emozionale.

L’ EP, distribuito da “Top Records e Carmine Nappi Project”, racchiude cinque brani e sostiene il progetto “Africa”, iniziativa di beneficenza legata ai bambini, che l’artista porta avanti da tempo con orgoglio ed impegno.  

Ella Armstrong ha dichiarato: “Il nuovo disco è frutto delle energie positive, delle esperienze vissute, della stima e dell’affetto ricevuto. Per anni mi sono esibita in giro per il mondo ed ho avvertito l’esigenza di omaggiare il pubblico con un lavoro capace di raccontare, attraverso suoni e testi, una parte di me. Questo è stato possibile grazie al sostegno della mia band (Marco Mantovanelli, pianoforte; Nicolò Salis, batteria; Massimo Gaudiano, basso; Daniele Antonucci, chitarra; ma anche grazie alla collaborazione di Carmine Pascarella (tromba), Antonio Bocchino (sax) e Isaac Lobo (percussioni ed effetti sonori), che ha duettato con me nella canzone “Ricordati”. La realizzazione del disco certifica un grande lavoro di squadra coadiuvato magistralmente da Marco Mantovanelli che ha curato diligentemente gli arrangiamenti dei brani. “Simply no age” vuole essere un incentivo a vivere la vita con entusiasmo, a rendere bella la propria esistenza grazie ai doni ricevuti. Dio non abbandona mai nessuno ed è questa consapevolezza che deve spingere l’uomo ad andare avanti e a guardare il futuro con fiducia. La musica ha un grande potere e, in questo caso, spero possa essere anche strumento di educazione e di speranza”.

Tracklist “Simply no age”:

  1. Metew zot doubout
  2. Ricordati
  3. Madinina
  4. Fede
  5. Blues créole

“Mon Amour” è il secondo capitolo del racconto di Annalisa iniziato con la hit “Bellissima” (doppio Platino). Il nuovo singolo, in uscita il 31 marzo, scritto dalla cantautrice con Paolo Antonacci e Davide Simonetta, che ha curato anche la produzione insieme a Zef, racconta quel momento che divide un passato deludente dalla voglia di correre verso il futuro, non abbandonando autoironia e leggerezza.

 Perché per ripartire ci vuole tempo, devi essere pronta; – racconta Annalisa - e allora nell’attesa sospendi te stessa in una sorta di limbo, finché non ti ritrovi. Questa è la canzone di quel limbo, di quell’incoscienza, e perché no, di quella pazza idea di vendetta che ti fa sentire di nuovo potente, anche solo per un istante.”

Annalisa per la prima volta si esibirà live  al Forum di Assago (MI). L’appuntamento “Annalisa il Forum” è previsto per sabato 4 novembre, un evento unico per cantare e ballare le hit della cantautrice.

 

«La mia passione per la musica? C’è sempre stata. È iniziata quando ero molto piccolo. Ho iniziato a suonare il pianoforte quando frequentavo la prima elementare, poi è arrivata la chitarra».

È musicista, cantautore e produttore, Salvatore Cafiero, in arte Cafiero, vanta una carriera illustre caratterizzata da una vasta esperienza live, non solo in Italia ma anche in Europa e in America, e da una serie di collaborazioni prestigiose. Il chitarrista, abile nello spaziare tra differenti generi musicali, desta interesse anche come cantautore, per l’efficacia dei testi, per l’elegante timbro di voce e il sound corposo e attraente. L’8 settembre 2017 ha pubblicato il suo primo disco ufficiale dal titolo omonimo Cafiero. Ha collaborato con numero artisti tra cui Nek, i Tiromancino, Dolcenera, Eros Ramazzotti e Gianluca Grignani che, ha accompagnato alla chitarra, sul palco dell’Ariston di Sanremo per la 73esima edizione del Festival più atteso dell’anno.

Le tue origini risiedono in Puglia. Che rapporto hai con la tua terra? «La mia gavetta è iniziata lì ed è durata tantissimo. Ho iniziato ed esibirmi nei locali, insieme a mio fratello, quando ero ancora minorenne. Poi ho intrapreso la prima collaborazione con Dolcenera e da lì mi sono spostato molto. Ho vissuto a Torino, Roma, Milano. Dalla pandemia, invece, sono ritornato nel Salento. Ho capito che dovevo coltivare il rapporto con la mia famiglia perché può accadere di tutto da un momento all’altro. Sono ritornato alle origini. Anche se la musica mi porta a spostarmi in continuazione».

Ed è grazie alla città di Milano che hai conosciuto Grignani? «Sì. Eravamo vicini di casa, casualmente. Ho iniziato a collaborare con lui più di dieci anni fa. Quando mi fermai con il tour di Dolcenera, il fonico dell'artista aveva iniziato a suonare con Gianluca e mi aveva detto che stavano cercando un chitarrista, avevano avuto problemi con quello che c’era e mi avevano proposto di sostituirlo. La collaborazione è iniziata così e non è mai finita, spero che continui sempre».

Avete un bel rapporto … «Sì, ormai siamo amici. Gianluca è un amico vero».

È stata una bella sorpresa vederlo sul palco dell’Ariston. Il brano che ha portato “Quando ti manca il fiato” è molto profondo… «Non è facile portare una canzone che parla di un rapporto così intimo con il proprio padre, specialmente se le cose non vanno bene. Spesso è difficile anche parlarne con un amico, figuriamoci far diventare di tutti un brano che sai che ascolterà anche tuo padre. Lui ogni volta che la canta prova un’emozione grandissima. Non lo dico perché sono di parte: credo sia stato tra gli unici brani presentati a Sanremo quest’anno con una tematica forte, seria e comune. In tanti si possono rispecchiare».

Si percepisce che stimi molto Gianluca. Vero? «Sì, assolutamente. Gianluca è un artista a 360 gradi, ha un certo spessore nel panorama della musica italiana ed ha realizzato brani di qualità, così come quello presentato a Sanremo che, considero uno show molto superficiale».

Cosa intendi per show superficiale? «L’arte in generale non paga. Soprattutto in Italia la gente è svogliata, si ferma in superficie, non ha voglia di andare oltre. Ed è quello che accade a Sanremo. C’è sicuramente la volontà di trattare temi profondi, poi però, si finisce inevitabilmente a parlare del vestito di Elodie, dell’interpretazione perfetta di Marco Mengoni. Sono cose ovvie, scontante e non hanno nulla a che fare con la profondità di un testo».

Per te non era la prima volta sul palco dell’Ariston … «No. Ero venuto sempre con Gianluca nel 2015 con “Sogni infranti”. Ero più piccolo, ero più emozionato. La seconda volta l’ho vissuta meglio».

La tua principale ansia prima di esibirti su palco? «Spero sempre che tutto funzioni bene. Che ogni cavo sia al posto giusto per poter suonare tranquillo».

Non spacchi niente tu? «Ecco. Si vede che Blanco non ha una lunga gavetta alle spalle. I problemi tecnici sono all’ordine del giorno, posso capitare in continuazione e la bravura dell’artista sta proprio nel saperli camuffare e gestire. A volte possono diventare addirittura una risorsa, sia umana che artistica».

Cosa pensi del successo dei giovanissimi? «Essere così famosi a 20 anni è una malattia. Non può essere una risorsa. Il successo bisogna saperlo gestire, devi capire prima chi sei, cosa vuoi. La musica è un lavoro come tanti altri. Io faccio il chitarrista da 20 anni ma sono cambiate tante cose».  

E tu in cosa sei cambiato in questi 20 anni? «Le esperienze ti formano, ti rendono umile e ti permettono di avere maggiore consapevolezza di te stesso».  

Hai un gesto scaramantico che ripeti prima di esibirti? «Cerco di non essere troppo scaramantico, ma un po' ammetto di esserlo. Porto sempre con me, dietro al palco, un’acqua tonica, anche se non la bevo. L’ho sempre fatto ed è un gesto che ripeto».

Hai progetti imminenti a cui stai lavorando? «Ad aprile e maggio sarò in tour con Raf ma ammetto che vorrei far uscire qualcosa di mio, vorrei avere il tempo e la calma per farlo. Non ho fretta, quando avevo qualcosa da dire, è arrivato tutto in modo molto naturale».

 

 

Rosy Della Ragione

 

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