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Don Jio: "Difficilmente sprecherei una canzone parlando di qualcun altro"

2026-06-26 19:53

LUMagazine

Musica, Stelle Emergenti, emergenti,

Don Jio: "Difficilmente sprecherei una canzone parlando di qualcun altro"

Con i nuovi singoli “Bacio Rubato” e “Beso Robado”, disponibili da oggi, 26 giugno, sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, Don Jio ina

Con i nuovi singoli “Bacio Rubato” e “Beso Robado”, disponibili da oggi, 26 giugno, sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, Don Jio inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico. Dallo studio del pianoforte classico fin da bambino alle esperienze corali, passando per la formazione musicale a Bologna e gli esordi nella scena dance con il nome d'arte Giio, l’artista ha costruito un'identità autentica e indipendente. Nella seguente intervista, Don Jio ci accompagna alla scoperta del suo percorso, delle sue nuove produzioni e della visione che guida la sua musica.

 

Don Jio, da dove nasce il tuo nome d’arte?

 

Don Jio è un personaggio che mi sono inventato, ma che comunque faceva parte di me.

Cominciavo a passare gli inverni soprattutto in Messico e quindi c’era tutto un mondo di tradizioni, di musica e di folclore che mi circondava e mi sorprendeva. Continuavo a vivere queste storie d’amore passionali con i latini e quindi mi sono veramente sentito un Don Giovanni: avventuriero, seduttore.

Ricordo di essermi messo in testa un sombrero, che non ho utilizzato soltanto per questo singolo, ma che è presente un po’ in tutto il mio percorso artistico, e mi sono sentito Don Jio.

Quindi è nata questa identità e siccome la maggior parte delle mie canzoni parla d’amore, di relazioni, di drammi e di passione, è come se questo personaggio fosse già lì: mancava solo il sombrero.

 

“Bacio Rubato” racconta una presa di coscienza dolorosa, quella di non essere amati con la stessa intensità con cui si ama. Quanto c’è di autobiografico in questo brano e quanto, invece, nasce dall’osservazione delle relazioni umane?

 

No, non l’ho osservata negli altri: riguardava me, così come riguardano me tutte le canzoni.

Quando scrivo un testo, e quindi decido di dedicare a un determinato argomento una canzone, una musica, ho sempre qualcosa di mio da voler esprimere, forse da voler digerire o da voler condividere.

Difficilmente sprecherei una canzone parlando di qualcun altro. Non dico che sia giusto o sbagliato, ma io sono così.

È una presa di coscienza dolorosa che, però, in passato avrebbe potuto salvarmi più volte, perché quante volte potremmo accorgercene prima che il sentimento diventi troppo grande? Quante volte ci accontentiamo, per poi pentircene?

Non sono nemmeno nato ieri, quindi non ho neanche intenzione di perdere troppo tempo dietro a qualcosa di poco probabile, il tempo passa veloce.

Cercare di canalizzare un po’ le proprie energie e le proprie emozioni verso persone che meritano i nostri sentimenti credo sia una disciplina da augurare a tutti. Anche perché al mondo siamo tanti. Se ti togli una persona che non ti vuole abbastanza, lasci spazio a qualcun altro.

 

Dopo anni di produzione in inglese, hai scelto di debuttare in italiano con “Bacio Rubato” e in spagnolo con “Beso Robado”. Hai raccontato che scrivere nella tua lingua madre è stato quasi commovente; cosa hai scoperto di te stesso come autore attraverso questo cambiamento?

 

È stato commovente scrivere e cantare in italiano. Scrivere è stato molto facile. È stato molto facile perché, per trovare una rima, dare musicalità o cambiare una parola che era difficile da cantare, riuscivo a parafrasarmi molto facilmente. E risultava veramente veloce rispetto al processo di scrittura in inglese. Parlo di me, nonostante io parli praticamente solo inglese da quindici anni.

Però i vocaboli che usi sono sempre quelli. In italiano, invece, c’erano tanti modi per dire quella cosa, per scegliere esattamente una parola piuttosto che un’altra.

Quindi è stato veramente come scoprire di avere una possibilità linguistica che, quando parli in una lingua straniera, spesso dimentichi esista. Vale un po’ anche per lo spagnolo. Lo parlo molto bene, certo, ma il mio italiano è ancora più vasto.

Per quanto riguarda il canto, mi sono ritrovato a cantare e mi rendevo conto che non avevo un mio modo di cantare in italiano. Perché, quando canti la canzone di qualcun altro, è facile: lo copi. Quando invece sei tu, ti chiedi: qual è il mio modo di cantare in italiano, per essere credibile?

Ogni parola che dico la sento, mi commuovo. E ogni volta che la canto viene anche diversa.

Quando registri una canzone, a un certo punto smetti di cantare perché sei quasi senza voce, ma potresti andare avanti all’infinito per darle sfumature diverse.

Quindi è stato molto liberatorio, come interprete, usare dei linguaggi così familiari.

 

Il tuo sound unisce pianoforte, archi e atmosfere cinematografiche in una forma molto essenziale. In un panorama pop spesso orientato verso produzioni più stratificate, perché hai deciso di puntare sull’essenzialità e sull’intimità?

 

Già molte delle mie canzoni non c’erano molti strumenti musicali, a parte il pianoforte, i violini e il basso. Quindi ho un po’ ripetuto un pattern vincente per me, per i miei gusti e per la mia espressione.

Quando scrivo una canzone parto dal pianoforte, la porto al computer e comincio ad aggiungere delle atmosfere. Il violoncello non manca mai. E poi, solo dopo, passo al groove.

Molte volte torno indietro e mi dico: no, sto cambiando il mood, non mi serve. La ritmica la do con le mie dita e con la voce.

Metto un po’ di profondità con il basso, qualche coro e, pur rischiando di risultare banale in questo mondo così sofisticato ed elaborato nei dettagli, ho sentito che “Bacio Rubato” fosse così. Non volevo altro, non ci voleva altro. Prendere o lasciare: vediamo se arriva.

È stata anche una liberazione cominciare a fare musica da solo, perché non dovevo scendere a compromessi con altre persone che, giustamente o meno, avevano altri punti di vista su come la canzone dovesse essere confezionata.

Qui siamo nella mia pura espressione, nel mio puro gusto. E quando arriva dà molta soddisfazione, perché ogni tanto mi chiedo se sono un visionario.

 

La tua carriera è passata dalla scena dance dei primi anni Duemila al progetto elettronico Lunatiq Phase, fino al cantautorato pop melodico di oggi. Quali elementi delle tue esperienze precedenti ritrovi ancora nella tua musica?

 

Mi porto ancora molto dietro di quegli anni. Nelle prime canzoni importanti che costruivo insieme a Dariush, perché le facevamo in due, io mettevo già il pianoforte e i violini, perché vengo dalla musica classica, mentre lui metteva l’elettronica. Infatti, la nostra fusione mi sembrava molto interessante.

È stata però una scelta allontanarmi dall’elettronica e passare all’acustica, anche perché il mio obiettivo, nel progetto solista, era riuscire a far reggere la canzone con quattro cinque strumenti. Volevo fare questa musica più tradizionale, che in realtà è quella che ascolto.

Della dance mi è rimasto comunque qualcosa. Mi piace ancora andare a ballare, vedere la gente divertirsi in pista, dissociarsi per un momento dai propri problemi e godersi il groove.

Infatti, anche nel mio progetto, anche se non è evidente, varie canzoni che sentite nel mio album sono nate come brani dance. Poi le ho modificate, elaborando una ritmica e collaborando con un vero batterista, proprio per questa scelta di stile. In realtà erano canzoni nate come dance, delle quali ho poi fatto la versione acustica.

Ad esempio, nell’album parlo di “All I Wanna Do” e “Can’t Really Love You”. Sono canzoni dance. In realtà vi sono arrivati il pianoforte e i violini, e punto, perché l’emozione che l’emozione che volevo proporre è diversa.

Suono molto il pianoforte come hobby e non sempre soltanto la mia musica. Ho sempre notato come una canzone elaborata nei suoni possa reggere e arrivare anche se viene semplicemente suonata al pianoforte. Quasi trasformarsi.

Come esempio veloce mi viene da citare Lady Gaga, apparentemente molto pop. Trasportata al pianoforte da un personaggio come me, oppure da lei stessa, diventa un’emozionante ballata. Alla base c’é una canzone, uno spartito.

Quindi mi piace un po' l'idea di creare uno spartito che possa poi essere trasformato e arrangiato come si vuole.

Questo è ciò che mi è rimasto del periodo della dance e dell’elettronica: sapere che la canzone può avere anche un’altra interpretazione, più “leggera”, tra virgolette, e viceversa.

Non è il caso di “Bacio Rubato”, perché è nata così come l’avete sentita: è proprio sbocciata come mio dramma.

 

Hai dichiarato che in futuro vorresti allontanarti dalla solitudine dello studio per lavorare con una band e dedicarti maggiormente ai concerti. Che tipo di esperienza live immagini?

 

Per quanto riguarda i live, aspettavo di dedicarmi a questa parte perché, come ho detto più volte, c’è veramente un sacco di lavoro quando sei un solo artist.

Non rimane veramente tempo materiale se uno ha una vita sociale, fa sport, lavora canta, e fa mille cose al computer.

Quindi ci sono delle fasi nella mia vita e la fase della creazione del live doveva arrivare dopo la pubblicazione di tutto, con grande entusiasmo.

Anche per elevare il mio livello sonoro, avere qualcuno che suoni per me e potermi dedicare veramente alla voce.

In realtà, mi è arrivata da poco una proposta per cantare alla Fête de la Musique di Berlino, che ovviamente non ho rifiutato. Il 21 giugno mi sono esibito.

Ho appena preparato ed eseguito un’ora di live da solo, piano e voce, e quindi ho retto lo show, senza nessuno. Come al solito, in modo essenziale, ma erano tutti contenti.

Cosa mi piacerebbe? Avere degli archi con me, forse un pianista che suoni per me, anche se mi piace cantare e suonare. 

No, dai, per certe mie canzoni ci vogliono anche altri strumenti. Non è tutto soltanto ballata romantica, mi piace anche far muovere la gente.

Vediamo. I miei live saranno una sorpresa.

 

Progetti futuri?

 

Partecipare a concorsi, e festival, suonare in giro, conoscere musicisti e circondarmi di musica. Ho anche appena cominciato a prendere lezioni di chitarra, che già strimpello un po’. Insomma, ho tanta voglia di musica e di cantare.

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