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Gianni Fiorellino: il racconto di un cammino artistico che approda alla Reggia di Caserta

2026-06-21 00:21

LUMagazine

Salotto Vip,

Gianni Fiorellino: il racconto di un cammino artistico che approda alla Reggia di Caserta

Gianni Fiorellino, musicista e cantautore, è da oltre venticinque anni una delle voci più apprezzate della scena musicale napoletana contemporanea.La

Gianni Fiorellino, musicista e cantautore, è da oltre venticinque anni una delle voci più apprezzate della scena musicale napoletana contemporanea.

La sua notorietà nazionale è legata alla partecipazione al Festival di Sanremo: nel 2002 nella categoria Nuove Proposte con il brano “Ricomincerei”, classificandosi al quarto posto, e nel 2003 con “Bastava un niente”, conquistando il quinto posto.

Il suo percorso artistico è caratterizzato da vari traguardi. Nel 2024 ha conquistato lo Stadio Diego Armando Maradona con lo spettacolo “Tutto in una notte”, che ha richiamato migliaia di spettatori e ha rappresentato una delle tappe più significative della sua carriera; nel 2025 ha pubblicato il suo primo romanzo “Solo se c'è amore”, un'opera autobiografica che racconta esperienze personali, successi, difficoltà e il valore dell'amore come filo conduttore della vita.

L’artista, che si prepara a vivere un altro momento speciale grazie al concerto-evento in programma alla Reggia di Caserta, si racconta nella seguente intervista tra musica, emozioni e successi.

 

Gianni, manca poco al grande evento del 24 giugno alla Reggia di Caserta, come vivi l’attesa?

 

Bene. Finora è stata una cavalcata lunghissima, difficile, perché si è pensato ad un evento e non a una semplice data alla Reggia di Caserta. La differenza è questa e ha richiesto dei sacrifici importanti in termini di organizzazione, di ospiti, di allestimenti. È una programmazione che dura da cinque/sei mesi. 

La squadra, formata da pochi elementi, sempre gli stessi, si è riconfermata una componente attiva e credo che questo sia uno spettacolo veramente meraviglioso. Forte anche del fatto che ho cambiato un po’ il modo di fare spettacolo. Ho sempre strutturato un live senza condivisione, invece, questa volta ho scelto di condividere l’idea coinvolgendo amici e colleghi sul palco. Credo sia lo spettacolo più bello della mia vita.

 

L’evento vede la partecipazione di Maria Grazia Cucinotta, a cui è affidata la conduzione, Federico Zampaglione dei Tiromancino, Franco Ricciardi, Andrea Sannino e Roberto Colella. Come è avvenuta la scelta degli ospiti?

 

Franco Ricciardi e Andrea Sannino hanno già collaborato con me in quanto abbiamo realizzato dei duetti; con Ricciardi c’è un rapporto di amicizia di vecchia data, ci conosciamo dagli anni ’90, mentre con Sannino, oltre alla singola collaborazione discografica, c’è un rapporto personale che mi piace definire di fratellanza. 

Con Roberto Colella ho instaurato un legame immediato, abbiamo un amico fotografo in comune e proveniamo da comuni vicini. Quando si è presentata l’opportunità, l’ho chiamato e ha accettato subito l'invito. 

Federico Zampaglione è stato un nome ricercato. In accordo con il mio ufficio stampa, cercavo un colore nazionale e tra i vari nomi proposti, che avrebbero avuto il piacere di condividere il palco con me alla Reggia, ho scelto il leader dei Tiromancino perché non è un artista che segue “la moda” ma rappresenta il cantautorato più raffinato. Zampaglione ha realizzato brani straordinari e la sua partecipazione sarà meravigliosa. 

Maria Grazia Cucinotta per me è tra le donne più belle d’Europa, mi ha sempre riportato ad una cultura napoletana di grande livello. Grazie alla collaborazione con Massimo Troisi, lei è entrata nel cuore dei napoletani. L’ho incontrata durante uno spettacolo e, attraverso il direttore dell’evento, le ho fatto arrivare il mio invito che ha immediatamente accettato. 

L’atmosfera, quella sera, sarà un po’ trasversale. Ci saranno momenti di spettacolo e di riflessione alternati alla musica, al canto e al divertimento. Sarà viaggio attraverso diverse sensazioni, con l’auspicio che le emozioni condivise con il pubblico fino a oggi possano continuare a vivere anche in questa occasione speciale.

 

Guardando al tuo percorso artistico, qual è stato il momento che ha cambiato definitivamente la tua carriera?

 

Il concerto allo Stadio Diego Armando Maradona, tenuto il 31 maggio del 2024. La partecipazione al Festival de Sanremo, nel 2002 e nel 2003, ha rappresentato l’inizio di un nuovo percorso. Lì ho cercato di farmi spazio ma la discografia italiana è complicata, difficile. Dopo pochi anni mi sono ritrovato a fare i conti con la fame. Mi sono rimesso in gioco e con determinazione, sacrificio e un lavoro costante durato lunghi anni, sono riuscito a risalire la china grazie alle canzoni. Lo Stadio ha rappresentato la conclusione della lunga passeggiata verso la riconferma. Quando sono entrato al Maradona ho capito che, in qualche modo, si era rimediato a tutto quello che era accaduto negli anni scorsi. È stato il momento che ha cambiato la mia carriera. Da lì sono arrivate tante altre soddisfazioni: la realizzazione del documentario “Aspettami stanotte”, distribuito su Prime Video, la pubblicazione di un libro; tanti progetti che partono dalla musica ma raccontano il personaggio a 360°. 

Il concerto alla Reggia di Caserta è un’ulteriore conferma di una semina che, a un certo punto, chiede anche il suo raccolto. 

 

Dopo tanti anni di esperienza e traguardi, cosa ti emoziona ancora oggi come il primo giorno?

 

Tutto. Non è cambiato nulla rispetto all’esordio. Ogni volta che mi approccio a un disco provo le stesse emozioni di sempre: la stessa attenzione alla struttura, alla ricerca, alla registrazione, al suono. Lo stesso vale anche per il palco. Qualche giorno fa sono andato alla Reggia di Caserta per un sopralluogo e ho avuto una sensazione fantastica. L’emozione è la stessa; sono un grande appassionato, una persona che si dedica alla conoscenza di ogni aspetto del lavoro. Conosco tutto ciò che accade su un palco. 

Dal 25 giugno inizierò a lavorare a un nuovo progetto, non riesco a stare fermo.

 

Quanto delle esperienze personali influisce nelle tue canzoni?

 

Negli ultimi dieci anni scrivo solo di cose personali. A parte i brani scritti da Vincenzo D’Agostino, i testi più popolari, che non sono né storie mie e né sue ma racconti che abbiamo ascoltato e narrato, i grandi pezzi sono tutti personali. Non c’è alcuna canzone che è frutto di invenzione.

 

Se dovessi descrivere la tua carriera con una sola canzone, quale sceglieresti?

 

“Che sì”. La canzone è arrivata due mesi prima del concerto allo Stadio, in un momento inaspettato. Sono una persona credente e questo brano è figlio di Dio. Un pomeriggio ero in studio e una persona, che lavorava con me, mi ha dato un’idea della composizione. Io l’ho stravolta, ho scritto il testo in venti minuti e tutti in studio si sono commossi all’ascolto. Dopo dieci giorni il brano è uscito e dopo una settimana ha conquistato diverse generazioni. Quando canto “Che sì” si emozionano tutti.

 

Cosa sognavi da bambino e cosa sogni adesso?

 

Da bambino sognavo di fare il musicista; non sognavo di fare il cantante, che è un valore aggiunto. Adesso sogno di continuare nella mia dimensione, questa comfort zone che regala benessere alla mia famiglia e soddisfazione personale.


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